Berlusconi, dopo essersi ben bene truccato, parla a tutti i quotidiani, e come un bimbo che sta per perdere al gioco dell’oca, inizia a gridare “all’ingiustizia”.
Un po’ come fece qualche mese fa, dicendo che tutti i giornali e i giudici ce l’avevano con lui, che lui era Gesù Cristo e che il mondo intero bramava di farlo espatriare su Marte. Essendo un pianeta arido, ma soprattutto rosso.
Se ben ricordiamo, era lui quello a dire che la legge sul conflitto di interessi andava fatta, lì, tutto pacioso a parlare da Costanzo, con il suo grande contratto (cui andrebbe anche denunciato il recesso), e che non si doveva aspettare.
Poi lo vediamo nel suo governo, sorride, si ritocca, si mette la bandana, e tra una legge ad personam per Fininvest e una per i suoi reati promette demagogicamente un miglioramento.
“La legge sul conflitto di interessi si farà”, così diceva, nel lontano 2004. Chi ci ha mai creduto?
Ha preferito farsi un mausoleo in giardino e promuovere una legge per sparare ai ladri in casa, mentre metteva lietamente a Pecorella gli italiani, ma la legge sul conflitto di interessi no. Prima troppo presto. Poi troppo tardi.
Ha piazzato alcune pedine come Galliani e Piersilvio che, come sagome di cartone, tenevano il posto al Milan e a Médiaset.
Bonsai
Piccolo Blog per piccole mentiPart I - La minaccia patinata
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